Recitare vuole dire tenere tra le mani le voci di chi assiste alla nostra performance. Il teatro è catturare il silenzio degli uomini. Non ci si faccia ingannare dalla posizione elevata dell'attore in scena: egli in realtà sta in basso e lo spazio nel quale si muove è il vertice di un abisso.
L'attore cammina per vie interiori e lo fa, sappiamo, attraverso una serie di tecniche (fisiche, gestuali, vocali...): certa educazione al teatro (anche mediatica) tende a considerare bravo l'attore che sappia padroneggiare tali tecniche, che sappia recitare, cantare, ballare, fare il prestigiatore o il mangiatore di fuoco; esasperando il concetto verrebbe da pensare alla prova come ad un allenamento di atletica leggera e allo spettacolo come alla gara record da olimpiade. Nessuna medaglia da appendere, piuttosto una differenza da sostenere. Alla base di tutto il percorso dell'attore c'è il proprio sentire, quindi il vissuto. Si va in scena per trovare un ritmo.
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